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Music - CD Reviews - Review | by SuccoAcido in Music - CD Reviews on 01/09/2003 - Comments (0)
 
 
 
!!!, A.D., Aa.Vv. All Tomorrow's Parties 3.0, Aa.Vv. Anno Zero, Aa.Vv. Fragments, Aavv Sixdaysonicmadness, Abarthjour Floreale, Andy Moor (The Ex)/ John Butcher/Thomas Lehn, Arab Strap, Arrington De Dionyso & The Old Time Relijun, Neurodisney.

!!!, A.D., Aa.Vv. All Tomorrow's Parties 3.0, Aa.Vv. Anno Zero, Aa.Vv. Fragments, Aavv Sixdaysonicmadness, Abarthjour Floreale, Andy Moor (The Ex)/ John Butcher/Thomas Lehn, Arab Strap, Arrington De Dionyso & The Old Time Relijun, Neurodisney.

 
 

!!! / ME AND GIULIANI DOWN BY THE SCHOOL YARD / TOUCH'N'GO

Il loro funk è più vicino alla disco music che al punk o alla new wave. Non ho ascoltato il loro primo album, ma ciò che è certo è che questo EP ci consegna un lavoro di pregevolissima fattura: due pezzi lunghissimi (sui 9 minuti) che mostrano un caleidoscopio di idee, riferimenti che vanno dai Liquid Liquid ai coevi The Rapture, fondendo le due influenze con leggerezza e attenzione al dettaglio. C'è anche un ottimo lavoro di studio che da ai pezzi fluidità ma anche senso di sorpresa dovuto a improvvise "fratture" (quelle presenti nel secondo pezzo, sorprendenti). Questi !!! (ho letto da qualche parte che i loro tre punti esclamativi si leggono "chick chick chick"...) mi hanno ricordato anche le sonorità proto-futuriste del secondo disco degli El Guapo (una versione più dilatata e meno spigolosa, ma a tratti anche più intensa) e certa malsana new wave a la Cabaret Voltaire. In ogni caso il disco di questa nuova formazione di New York risulta ottimo nel suo tentativo di spostare la nuova ondata di funk-revival verso sonorità vicine alla musica da club. Il disco mantiene poi quell'atmosfera underground (e siamo su Touch'n'Go), quel tocco allucinato (ascoltate le voci claustrofobiche del secondo pezzo, Intensifieder), e soprattutto quella coerenza strutturale che potrebbe davvero regalare alla band un radioso futuro... staremo a vedere.
BakuniM

A.D. / DRITTO AL VOLTO / REDLED

A.D. + NEURODISNEY / REDLED SPLIT VOL. 1 / REDLED


Difficile al giorno d'oggi suonare crossover e farlo in maniera convincente (Limp Bizkit, Linkin Park e compagnia brutta sono forse gruppi convincenti??), cioè senza cadere in facili trendismi e in oziose divagazioni intorno ad un genere che sembra aver già detto tutto quello che c'era da dire. Riescono nella difficile impresa gli italiani A.D. (Antagonismo Disobbediente), che in "Dritto al volto" (debutto dello scorso anno) utilizzano il crossover non come un fine (estetico-modaiolo) ma come un mezzo (di denuncia politica). Ovvia quindi la scelta di cantare in italiano per svincolarsi dai modelli d'oltreoceano e soprattutto per conferire maggior credibilità possibile a canzoni che bersagliano l'imperialismo americano ("Cermis"); rievocano i soprusi delle forze di polizia al G8 di Genova ("Diaz", costruita con frammenti vocali tratti dalle testimonianze di chi tali soprusi li subì); incitano alla rivolta contro le guerre di conquista e la globalizzazione dei profitti di pochi ("Ya basta"); valorizzano la memoria storica in nome del rispetto per la dignità umana ("Per questo non dimentico"). L'ispirazione del quartetto di Treviso appare autentica fin dalla coinvolgente title track, dove viene amplificato l'urlo di odio contro il sistema dei primi 99 Posse ("Dritto al volto il mio odio..." "...perché sfruttati si nasce, non lo si diventa...", aggiungerebbe Zulu). Convince a pieno il cantato di Jestd, sia quando fa esplodere tutta la propria rabbia sia quando la trattiene abilmente conferendo ai pezzi una sotterranea, disperata tensione (e qui la lezione appresa sembra essere quella di Militant A). Da un punto di vista strettamente musicale il referente principale è rappresentato dai Rage Against The Machine, ma il suono degli A.D. risulta comunque meno pulito e decisamente meno prevedibile di quello dell'ex-band di Zack De La Rocha, ora aprendosi a sporadiche suggestioni funky-hip hop (in tal caso a venire alla mente sono piuttosto gli Urban Dance Squad), ora saturandosi all'inverosimile con improvvise accelerazioni e con l'impatto della classica formazione a quattro (voce-chitarra-basso-batteria) completato dai campionamenti e dal lavoro di programming (un pezzo come "Libertad" rasenta addirittura i Ministry...). Ed è proprio quest'ultima la direzione sulla quale gli A.D. sembrano voler insistere per il futuro, almeno a giudicare dalle loro due nuove tracce incluse nel primo di una serie di split-cd programmata dalla trevigiana RedLed Records: "Nemmeno un passo indietro" ed "Invisibili" comprimono infatti le sincopi tipiche del rap-metal in un groove cibernetico che ingoia drum'n'bass, noise industriale e techno-metal alla Fear Factory! Chiara l'intenzione degli A.D. di non cristallizzare il proprio sound su uno schema predefinito ed i risultati finora raggiunti danno loro ragione. Buone notizie pure dai milanesi Neurodisney, l'altro gruppo coinvolto in questo split-cd: due tracce cantate in italiano ("Kaiser", "Chi sei") che riattualizzano con notevole energia le trovate dei mitici Helmet! Nel mini-cd trovate inoltre due video: "Uno Vs Uno" degli A.D. e "Contatto" dei Neurodisney.
Guido Gambacorta


AA.VV. / ALL TOMORROW'S PARTIES 3.0 / ATP RECORDINGS

Dopo Sonic Youth e Shellac, è toccato agli Autechre gestire l'edizione inglese di "All Tomorrow's Parties", l'ormai stranota tre-giorni che si tiene ogni anno in aprile a Camber Sands. Ovviamente, non è sulle chitarre che si è basata la scelta dei nomi da far esibire, ma sui campionatori, optando per un manipolo di eroi dell'elettronica e dell'hip-hop, pur con qualche importante eccezione (su tutte, Jim O'Rourke). Ecco allora la compilation con alcuni brani a testimoniare il contenuto sonoro dell'happening. Un doppio cd che punta molto sulla rarità dei brani contenuti, quasi tutti mai pubblicati fino ad ora o difficilmente reperibili. Un buon motivo per mettere le mani su questo feticcio che contiene tracce degli stessi Autechre (un bell'inedito e il remix di un brano di Gescom), Jim O'Rourke (con la nuova "Call Up On Your Sister", un bell'esempio di umorismo/rumorismo ambient), Dr Doom e Masters Of Illusion remixati da Kool Keith, il drum'n'bass di Anthony Shake Shaker ("Ghetto Futures"), la marcetta electro di Mark Broom ("Translucid"), l'ambient disturbata di Disjecta ("Tiny Elements") e poi ancora - tra gli altri - Public Enemy, Push Button Object, Bola, Baby Ford, Earth, O.S.T. e Carl Craig (www.atpfestival.com).
Guido Siliotto

AA.VV. / ANNO 0 N.1 2002 / MATERIALI MUSICALI, PMA RECORDS, SHINSEIKI, IN COLLABORAZIONE CON MEI, AUDIOCOOP

A chi è diretto un disco così? Agli amici, ai parenti, alle fidanzatine, alle ragazzine che escono da scuola, da abbordare col book fotografico sottobraccio e la mano pronta a scivolare tra spalla e foderina del sedile fino a toccare il culo? Agli addetti ai lavori? Ai nemici invidiosi, a quelli che non ce l'hanno fatta, a quelli giovani che devono imparare? E a che serve un disco così? A farsi belli, a giustificare le scelte quotidiane con gli zii, a mettere in pari un mixer traballante, a trovare concerti, ad avere un link col proprio nome in più su internet? A parte il delirante titolo e la grafica finto underground e caoticamente incomprensibile,  che già fanno mettere il dischetto in questione nella pila dei "questo non li ascolterò mai", qua dentro c'è il vuoto pneumatico. Tutti gruppi che hanno vinto un qualche concorso, selezione, gara, tombola, riffa, tutti gruppi arrivati, affermati, convincenti, professionali.... Non c'è un'idea, un suono, un arrangiamento, personalità, carisma, interpretazione... non c'è una canzone degna di questo nome, non un nome degno di essere ricordato, non un titolo che dia per lo meno curiosità... Il ventaglio delle proposte copre tutte le correnti in 4/4, dagli AC/DC a Laura Pausini, e mi ha dato un gran mal di testa. Mettiamola così. Da quando mi sono alzato stamattina ho ascoltato Art Ensemble of Chicago, Vinicious con Toquinho, King Crimson, Spike Jones , Gétatchèw Mèkurya, Sun Ra, Lazebiose, Claudio Rocchetti, Charlie Haden, Nina Simone, Mat Pogo, Fiona Apple, Felix da Housecat, Beans e Gino Robair. Adesso sono le sei del pomeriggio. E non mi sento di aver sprecato nemmeno un minuto del tempo che ho passato ad ascoltare musica (mentre facevo la spesa, lavoravo, camminavo, facevo la fila alle poste, preparavo regali agli amici, cucinavo). Poi è arrivato il turno di questo disco. E il confronto è stato schiacciante. Ma la realtà è questa. Il tuo pezzo verrà messo a confronto con TUTTA la musica del mondo, con quella di Kharna Rahm Bhil come quella del neomelodico di turno. E se non sta in piedi crolla. Non esistono le categorie, come nel pugilato; non me ne frega niente se ti nascondi dietro a un milione di siglette "gruppo emergente di base nuova rivelazione debuttante per la prima volta su cd": se non hai qualcosa di importante da dire stai a casa tua. Ma naturalmente questi ragazzi non sono qui per cambiare la storia della musica (per non parlare del resto): vogliono successo, soldi e un posto al sole. Accomodatevi. Meno male che questi NON SONO i veri gruppi che stanno in giro. A chi le cose le fa davvero non servono operazioni di questo genere. Questa è elemosina, anzi, è accattonaggio. Chi ha avuto (ed ha ancora) qualcosa da dire si prende gli spazi e i modi e lo fa. Ho riletto Scòzzari in questi giorni, e per quanto disprezzi il romanaccio (come altri disprezzano il toscanaccio) chiudo con questa bella citazione: "Le chiacchiere stanno a zero".
Jacopo andreini

AAVV / FRAGMENTS / PSYCHOTICA

Lodevole l'impegno che si sta prendendo la Psychotica records: proporsi come rifugio per coloro che in Italia si stanno portando ad un buon livello (a volte più che semplicemente buono) in un ambito che cerca di far collimare  una oramai chiara attitudine italiana al rock duretto (un'attitudine generica,  poco autoriale, altrove ho parlato di schitarrate elettriche e di batterie pestate all'italiana; per˜ tutti cominciate a vedere cosa ne pensate di gente tipo Demode oppure La spina oppure Onq oppure Madrigali Magri oppure Orange oppure del multiforme lavoro fatto da Andreini Jacopo, tanto per prendere dei paletti variamente estremi) con una forma canzone accettabile. Comunque una grande passione (per qualcuno sarˆ anche una questione vitale e ben li capisco) per questa musica si sente da parte di questi gruppi annoverati nella presente raccolta che si sono fatti trovare pronti dispensando dosi d'energia. Inutile star qui a rivangare il solito discorso trito e ritrito, ma pare che si faccia finta di non sentire, sulla derivativitˆ delle proposte italiane e/o sulla scelta di cantare in inglese. Staremo a vedere. La mia speranza è che tutta questa gente possa suonare il più possibile in giro per l'italia, l'europa e non solo. Voglio fare una menzione speciale per˜ per gli, a me finora sconosciuti, Daemien frost, Querelle e Ceke (roba comunque masticata e ridigerita), dei quali non so nulla, ma sui quali punterei qualcosa. Vado a naso senza stare troppo a scervellarmi. Più che una raccolta per˜ sarebbe consigliabile, a questo punto, ad eventuali acquirenti (e quindi  di rimando ai produttori) una antologia. E già il fatto che nessuno riesca a cimentarsi con un album completo in modo decente dˆ da pensare. Cioè: si cominci  a raccogliere il fior del fiore, in modo sicuro e deciso, se qualcuno se la sente, di questa parte della scena italiana, cos“ vediamo di tastare seriamente il polso. Buon lavoro che ce n'è da fare... Sinceramente il vostro
Giovanni Vernucci

AAVV. / SIXDAYSONICMADNESS   98ZERO3 / SRAZZ

Il festival sannita Six day sonic madnesss compie sei anni e festeggia con una compilation . Gli invitati che partecipano alla festa  portano in regalo brani tratti da dischi registrati negli ultimi due o tre anni. Eccezion fatta per Malfunk e Neganeura , i pezzi dei quali risalgono rispettivamente al 1996 e 1997.  I suoni dei brani della prima metà del disco sono tutti improntati a hard schitarrate italian style e batterie pestate all'italiana  . Aprono gli Estra e per trovare qualcos'altro d'uno spessore al loro livello bisogna aspettare la traccia  dei Kleinkief, la prima a sfoderare suoni gentili , piacevoli dissonanze, armonie ispirate, vocalizzi non indigesti. Seguono a questo punto alcuni dei pezzi da novanta della scena italiana : One dimensional man con due minuti e mezzo di rabbiosa durezza energica, Giardini di Mirò con un pezzo lungo , avvolgente e ottimamente prodotto , Three second kiss con un pezzo marchiato a fuoco dalla loro riconoscibilità, Yuppie flu che forniscono la miglior canzone della compilation,  e per finire in bellezza:  Zu (e dico solo: Zu) e i superiori Six minute war madness, questi ultimi  devono pur aver ispirato il nome della manifestazione .
Potendo fare , per finire , un appunto a tutta l'operazione mi soffermerei sul fatto che sarebbe stato più bello e significativo un album compilato con le registrazioni delle uscite dal vivo dei musicisti sul palco del festival.
Giovanni Vernucci

ABARTHJOUR FLOREALE / "ENTARTETE MUSIK" / DEMO

10 anni di attività per gli Abarthjour Floreale (Anna Finori - basso e voce, Matteo Ciarlante - chitarra, Rino Sassi - batteria), formazione che bazzica con alterna visibilità il placido underground pisano. Dopo ben 4 demo e la partecipazione alla riuscitissima compilazione "15 id. Fifteen Italian Dishes", primo promettente parto della giovane etichetta toscana Raving Records (distribuzione Wide), eccoli alla quinta prova sulla corta distanza. Il mini-cd - autoprodotto e registrato con la collaborazione di Valerio Griselli (dei Virginiana Miller) - contiene 5 brani, tra cui proprio quel "Formichina" che era stato biglietto da visita sulla succitata antologia. La traccia, posta in apertura, contiene in sintesi le caratteristiche principali del suono del terzetto, laddove l'assidua comunicatività tra basso e batteria fornisce un'intelaiatura efficace quanto creativa, mentre gli essenziali inserti di chitarra somministrano la giusta iniezione di pathos. Su tutto, la bella voce di Anna, che plana angelica su ogni brano. Il risultato è un pop evoluto, che accoglie senza remore sussulti noise e si lascia cullare da subliminali nostalgie new-wave (www.abarth.monokraft.com).
Guido Siliotto

ANDY MOOR (THE EX) - JOHN BUTVHER - THOMAS LEHN / THERMAL / UNSOUNDS

Musica free strumentale improvvisata di eccelsa qualitˆ cui prendono parte  un membro dei Klekta red (alla chitarra elettrica) con un rispettatissimo sassofonista dei nostri tempi( Butcher appunto, che ha suonato pure con Derek Bailey) e con Thomas Lehn (il quale suona il suo  sintetizzatore analogico EMS  proveniente dai tardi sessanta): un musicista radicato negli studi di classica contemporanea e nella nuova elettronica improvvisata. Tre differenti musicisti, tre mondi, tre strumenti, tre esperienze di musicisti free. Ognuno di loro è un faro della scena impro odierna e questo album ce ne dˆ una prova. Ognuno giunge  a uno s/cambio di prospettive del suo background. E insieme fanno una buona miscela. Questo è un grande merito per chi suona questa musica. E' come giungere ad un traguardo momentaneo. Dopotutto suonano come pazzi e liberissimi. E' delizioso per tutti gli amanti della impro radicalee e per tutti coloro che amano uno speciale suono nervoso ed organico. Vanno oltre le usuali, convenzionali, possibilitˆ soniche dei loro strumenti. Intraprendono una strada sorprendente, giocosa (un gioco serioso comunque)a volte eccitante. Un disco buono come bicchieri del mio vino rosso del Monte Amiata. Che gusto, che selvaggia e dolce fragranza!
Giovanni Vernucci

ARAB STRAP / MONDAY AT THE HUG AND PINT / CHEMIKAL UNDERGROUND

Sorpresa dell'anno. Sorpresina. Gli Arab Strap vanno al club, e noi facciamo "clap clap". Basta torpori da post-rockaggini senili, basta tristi lagne scozzesi, parte il primo pezzo, "The Shy Retirer" e si è già catapultati in un mondo di ammiccamenti, colori, drinks, quasi vita che proprio da loro non ti aspetti. E' con molta sorpresa che continuo il viaggio tra gli angoli e tra i tavoli di questo "Hug and Pint". Sorpresa dovuta all'inizio shock di questo disco, chi si immaginava un simile mix esplosivo di dance, folk e pop? Contornato da violini? Complimenti al duo, non c'è che dire. La voce non mi piace. Non coinvolge, non da intensità alle musiche, non trasporta. Ed è un vero peccato perché momenti di tutto rispetto si trovano sparsi lungo tutti i 46 minuti del disco. A partire dal bozzetto folk-sognante di "Meanwhile", sino ai ritmi quasi-industrial e poi quasi-emo di "Fucking Little Bastards", dai sapori di Fairport Convention della bellissima e decadente Peep-peep, sino al ritorno dance ma quasi-country di "Flirt". Chi già amava la band può benissimo considerarlo un piccolo capolavoro, per tutti gli altri si tratta di un disco buono, dagli spunti spesso ottimi, che lascia forse presagire un salto-di-qualità prossimo venturo per gli Arab. Speriamo che frequentino più spesso clubs di questo tipo, e che passino prima o poi dalle pinte di birra a più vitali anfetamine... ps: bellissima la copertina.
BakuniM

ARRINGTON DE DIONYSO AND THE OLD TIME RELIJUN / VARIETIES OF RELIGIOUS EXPERIENCES

Delusione dell'anno? Quasi. Quasi perché c'è del buono in questa raccolta, senza dubbio. Raccolta? Sì, avete letto bene. Non del nuovo disco della band di De Dionyso si tratta - il tanto atteso seguito dell'ottimo Witchcraft Rebellion, il primo dopo lunghi anni "senza Phil Elvrum alla batteria" - ma di una raccolta di materiale che va dal 1996 al 2002, dal primo singolo "Earthquake" alle ultime registrazioni italiane con Magistrali e Andreini. Quando ho letto di un nuovo album degli Old Time Relijun ho drizzato le orecchie: in che modo sostituire un batterista-produttore folle ed efficace quanto Phil Elvrum? Come proseguire quel discorso free-garage che negli ultimi 3 capitoli ha esplorato dimensioni e spazi di ogni tipo? Come spostare il suono degli OTR ancor più verso il futuro? Niente di tutto questo, è solo di passato che ci parla questo disco. E non di un ottimo passato. Elvrum alla fine non c'è, questo è vero, ma perché i brani del disco si situano ancora nel periodo pre-Elvrum, quello in cui Bryce Panic dava sì energia alle canzoni, ma con poca, pochissima efficacia: troppo squadrato, scontato, lineare. Tanto di cappello alla voce di Arrington, già ai tempi capace di scuotere le membra come nessuno in questo lustro, ma per il resto... C'è ben poco da dire, garage, garage e ancora garage. Lineare, selvaggio. Prove di trasmissione per l'esplosione ventrale di Uterus and Fire. E anche quel tocco di free jazz che si avverte in fondo al disco pare piuttosto un riempitivo (nonostante la qualità), il contentino per i fans che si aspettavano chissà che cosa, e invece... Per concludere: se siete amanti accaniti della band fateci un pensierino - molte delle vostre curiosità verranno saziate - altrimenti correte subito a caccia della magica trilogia Uterus and Fire - La Sirena de Pecera - Witchcraft Rebellion, quella sì davvero imprescindibile.
BakuniM

 


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