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Music - CD Reviews - Review | by SuccoAcido in Music - CD Reviews on 01/03/2003 - Comments (0)
 
 
 
3000 Bruchi, A Modern Safari, Aa.Vv "Marsiglia Recs 2002", Aa.Vv. "Hup! Recs", Aa.Vv. "Active Suspension Vs Clapping Music", Affranti, Alva Noto / Ryuichi Sakamoto, Anonimo Ftp, Audioslave, Babalot, Blackalicious, Bonnie Prince Billy, Brad.

3000 Bruchi, A Modern Safari, Aa.Vv "Marsiglia Recs 2002", Aa.Vv. "Hup! Recs", Aa.Vv. "Active Suspension Vs Clapping Music", Affranti, Alva Noto / Ryuichi Sakamoto, Anonimo Ftp, Audioslave, Babalot, Blackalicious, Bonnie Prince Billy, Brad.

 
 

3000 BRUCHI / Il Sorpasso / Aiuola

BABALOT / Che Succede Quando Uno Muore / Aiuola

Tratteremo insieme questi due cd di pop italiano per dare il benvenuto alla neonata "Aiuolarecords" (intro preso di peso dal "manuale del giovane recensore"). Quello che salta immediatamente all'occhio è che questi ragazzi sono ben organizzati: hanno il distributore (self), l'ufficio stampa per le promozioni (muccablù), un sitoweb curato e pieno di colori, tantissime parole da spendere per auto-presentarsi a noi addetti ai lavori. C'è un pizzico di futilità pop milanese style, una spruzzatina di passatismo wave, un uso di colori allegro e sgargiante (a cominciare dalle bruttissime copertine). Insomma tutto molto professionale, very mtv, very young, really fresh. La musica si allinea giocosa a tutto questo. Per quanto riguarda Babalot possiamo sorridere ascoltando testi vagamente surreali e spiritosi su musichette anonime di pop italiano anni 00.Con tutto l'amore e il rispetto per il Max "canzoni tutte rigorosamente uguali perché se funziona la prima col cazzo che cambio la formula" Gazzè e per il Daniele "ammazza come sono figo! Sono intellettuale ma anche divertito e divertente" Silvestri non credevo che avrebbero fatto proseliti tra i giovani. Tra l'altro l'imitazione può essere pratica assai nobile, ma non quando è priva di almeno un briciolo di personalità propria, a quel punto risulta oltremodo fastidiosa. Cosa suona allora Babalot? L'ho appena detto: un misto di Silvestri/Gazzè, ovvero la replica della replica di Rino Gaetano. Ma tutto questo non significa nulla: ciò che davvero è gravissimo è il fatto che manchino i ritornelli e come tutti sanno una pop song senza un ritornello convincente è come un pompino senza ingoio, come la pasta asciutta senza il pomodoro, come Ric senza Gian. Il tutto annega in un mixaggio confuso, il timbro vocale è un timbro vocale come tanti. I 3000 bruchi riescono ad uscire ufficialmente proprio con il loro lavoro peggiore (avevo ascoltato cose di gran lunga più interessanti nei loro numerosissimi demo). Questo davvero mi dispiace perché si tratta di una band di talento che in questo caso si butta via infilando 10 canzoncine insipide che sanno un po’ di BluVertigo. Nessuno più di me ama i fighetti, la cultura pop, l'ironia ecc...ma come diceva John Waters: "c'è un buon cattivo gusto e un cattivo cattivo gusto". Mi sbaglierò ma questo è cattivo pop.

Fanfarello

A MODERN SAFARI / S/T / Love Boat

Io non sono giovane da un bel pezzo e questa musica non la capisco. Mi sono accorto che ad un certo punto sono cominciate ad andare di moda certe canzoni lente e sognanti, ma senza melodia. Voglio dire: quando Lou Reed o Neil Young fanno un pezzo lento poi te lo ricordi per mesi, perchè ha una sua precisa struttura, una bella strofa, un bel ritornello, in poche parole ascolti una "canzone". Adesso non so se la cosa sia concettuale, segno dei tempi ecc...quello che so è che quando ascolti Pedro the Lion (e quindi anche "A Modern Safari") ti viene tanto sonno e poi non ricordi una mazza. Sarà perchè oggi non è più possibile suonare pop senza avere crisi di coscienza? Non faccio il filosofo grazie a dio e quindi posso dire serenamente: questo disco è una lagna!

Fanfarello

AA.VV / A Girl On The Cover / Marsiglia

Mi piace questa gente: fa rumore ma anche melodia. Mi piacciono perché si sente che pubblicano quello che piace a loro senza guardarsi le spalle. Procederò gruppo per gruppo. Cary Quant: sono un inizio morbido e nulla più! Felipe: ottima canzoncina con varie dissonanze e rallentamenti di nastro, adolescenziale ma non brufolosa, casalinga ma non troppo intima, struggente ma non commovente. Port Royal: bel quadretto mentale! I pensieri della domenica pomeriggio, in eterna surplasse, minuti che diventano ore, tempo che non finisce mai, una radio lontana, un ritmo lento. Enroco: dolcissima ballata neo romantica, con riferimenti a Donovan (anche se loro credono di voler rifare carmen consoli al maschile...ah che tempi brutti sono quelli in cui la Consoli è più imitata di Donovan!). Comunque la voce del cantante è sicuramente più carina di quella nasale della carmen nazionale. Anais: attenzione: capolavoro!! Altro che Carmen Consoli! Ecco, questa ragazza è una grande cantante! Sottile, delicata, dolce, pura, soffice. Bellissimo testo, musichetta in purissimo stile Cherry Red, questo è quanto di più simile alle stupende Would-Be-Goods io abbia mai ascoltato in Italia, 10 e lode! Se fanno un disco tutto così sarà il mio disco dell'anno! Kc Milian: ancora dolcezza e morbidezza, belle chitarre, però sembra la traccia precedente senza la cantante, una donna di cui mi sono già innamorato! Qualcuno me la porti qui, al mio cospetto! Uber: chitarra squillante, bel ritmo di batteria però non è troppo interessante e quel che è peggio non si capisce nulla di quello che cantano, odio quando non sento le parole. In conclusione: seguite questa ottima etichetta e soprattutto seguite Anais! Voglio dire: seguitela artisticamente ma non vi azzardate a toccarla che vi rompo le gambe! E' mia, mia, mia (fanfarello viene portato via con la camicia di forza).

Fanfarello

AA.VV. / The New Year’s Resolutions / HUP!

Inusuale compilation questa, edita dalla Hup!, agenzia di concerti romana molto nota nell’ambiente poiché organizza i tour di alcuni fra i più interessanti gruppi indipendenti del globo. Inusuale, dicevo, per il gusto con cui ha scelto i contributi, perlopiù inediti, dei partecipanti: troviamo Jad Fair con una delle sue stranite cantilene, i Califone con un ottimo blues contaminato (Mittens), i Future Pilot Aka che remixano i Pastels, i Rollerball con un brandello di jazz ( Dear Dean). Il clima generale è molto intimista, nel senso che sembrano essere stati scelti episodi non troppo dissonanti fra loro, pur provenendo da bands diversissime. Coraggioso anche l’inserimento di gruppi meno famosi come i nipponici Harpy, che suonano una sorta di pop allucinato che non sfigura affatto accanto ai più conosciuti Microphones, i quali confermano l’adesione ad un lo-fi scarno e minimale. Per contatti: Hup!Records p.o.box 13, 00178 Roma – Capannelle hup@mclink.it

Italo Rizzo

AA.VV / Active Suspension Vs Clapping Music / Active Suspension

Un doppio Cd denso di raffinate elaborazioni sonore, che toccano una straordinaria varietà di generi. Questa raccolta nasce dalla collaborazione di Active Suspension e Clapping Music, label francesi che con questo lavoro si impongono all’attenzione di ogni …orecchio sensibile (!) nel panorama europeo. La proposta di Active Suspension/Clapping Music è una ventata di deliziose dis/armonie elettroniche, pop, folk, hip-hop, rock. E’ un concerto a casa di amici, la colonna sonora di un viaggio in paesi esotici, è una ricerca metafisica di equilibrio interiore, l’atmosfera piena di rumori familiari che scandisce il tempo di una giornata qualsiasi, fra voci di bambini – my jazzy child – e rintocchi solenni, carillon, di pur glace, richiami di sirene – aerienne des reves infinis – e le deliranti (ma geniali) dissertazioni elettroniche di Domotic – con pimmi. C’è spazio per il minimalismo esagerato di Sogar – shinsei amateur remix -, per la "favola bella" di Orval Carlos Sibelius (si respirano anche suggestioni "finlandesi", fra le note di fabriquedecollyre) e per la ballata ipnotica store bonheur, nue. Insomma, quest’ensemble paradossale ci regala un pacco dono in formato digitale che dispensa emozioni intense, senza mai sconfinare nella banalità. E’ strano a dirsi, ma mi viene solo in mente di ringraziarli, perché sono finalmente diversi. Per il coraggio, l’originalità e per il fine intuito. La sensazione precisa è che ci sia ben poco di "ragionato", una ricerca emotiva per niente pianificata. Solo nervi, cuore – e la genialità dell’esecuzione. Da non perdere.

Danila Giardina

AFFRANTI / Ciò Che Rimane… / Bbl

Yeah! Tornano gli zombie! Era una vita che non sentivo dell'hardcore punk in puro italian style anni 80. Fendenti a destra e a manca, camioncini scassati, concerti senza rimborso, parole con la K, voci gutturali, piatti ben in evidenza, suono compresso... quella roba li insomma. A me fanno grande tenerezza.

Fanfarello

ALVA NOTO / RYUICHI SAKAMOTO – Vrioon / Raster Noton

Incontratisi in Giappone e dopo due anni di lavoro, Vrioon è il frutto di due tra le menti più lungimiranti dell’avanguardia musicale. Uno è Ryuichi Sakamoto, ricercatissimo e colto musicista, capace di collaborare senza remore sia con David Sylvian sia con Iggy Pop, mentre Alva Noto, "architettonico manipolatore", si può considerare come uno tra i profeti della nuova elettronica. L’andamento estatico di Vrioon ricorda molto da vicino il Music For Airports di Brian Eno. Qui, come nell’opera dell’ex Roxy Music la musica aiuta ad "ascoltare il silenzio", le note di piano suonate da Sakamoto sono dolci e dilatate, ed i pattern celebrali di Noto conferiscono un tocco di glaciale serenità. I nostri riescono a distoglierci per lunghi attimi dall’ambiente circostante, creando una cupola di fittissimo spessore tra noi ed il mondo attiguo. Quella di Vrioon e musica celestiale, fatta per ascoltare e ascoltarci. "Usate" Vrioon mentre osservate tutto quello che vi circonda, vi sentirete dei privilegiati.

Gianni Avella

ANONIMO FTP / Vetro / Loadup

Nuovo capitolo da inserire nella storia del rock in italiano. C’è un sacco di gente che ritiene Hai paura del buio? degli Afterhours uno dei dieci dischi più importanti nella storia del rock del nostro paese. Sicuramente gli Afterhours sono una band che sta a cuore a chi ama il rock italiano; giustamente. Vederli dal vivo e seguirne il percorso discografico fino ad oggi può esserne una controriprova. Manuel Agnelli, ringraziato nei credits del disco in questione, è un grande protagonista della scena italiana come band leader e anche come musicista e produttore; ricordiamo anche la scenica copertina di un numero (quello importante con i best del 1999) de Il mucchio selvaggio in cui compariva seminudo e coronato di spine, può avere spesso delle sortite poco felici. Per esempio al MEI di Faenza, dall’alto di un palco da conferenza di quelli che contano, parlando con molto entusiasmo e mostrando molto sostegno verso le e-zine a scapito delle fanzine cartacee, interrogato a proposito delle sue preferite, tergiversò nervosamente imbarazzato e colto un po’ impreparato senza dare risposta. Un'altra volta l’ho sentito in un'intervista radiofonica, in una radio di quelle radio che contano, che asseriva essere il disco ultimo degli Afterhours molto debitore di Berlin (sì… quel prezioso gioiello monumentale Loureediano). Mah?! Dunque, bandendo le inutilissime ciance da poco conto, se avete presente l’ottimo Hai paura del buio? e siete in grado di avvistarne la scia potete inserire il valore di questo disco in quella scia. Questo per stabilire coordinate a grandi linee. Per avvicinarci ancora di più diciamo che questo degli Anonimo FTP è un disco molto curato nella confezione, molto ben prodotto e soprattutto realizzato generalmente con una professionalità veramente ai massimi livelli. Onestissimo disco di rock dei meno sani accompagnato da liriche possibili. C’è da ammirare l’onestà degli Anonimo FTP anche se lontana dall’innocenza ispiratrice e spontanea che ispira quello che a mio vedere renderebbe il tutto "fresco"e rock. Non che io di rock ci capisca un granché. Però le chitarre sono ben suonate e ben registrate, i pezzi ben scritti. Il ruolo della voce è invece migliorabile. Buone anche i cambi di atmosfera che si rilevano da un pezzo all’altro mantenendo comunque sempre una personalità unitaria. La decima traccia, solida, acusticheggiante e ben arrangiata, è un ottimo esempio di questo. Coltivare la vena psichedelica e dedicarsi ad un’immediata semplicità potrebbe dare ottimi frutti, come sempre. Vetro: trasparenza, fragilità, comunque un ottimo materiale che per gli usi ad esso preposti non tradisce, a meno che non si rompa. Vetro, materiale riciclabile e pulito. Date corpo e non fatevi spaventare da quella traccia fantasma. Per me è la cosa migliore. Gusto al limone, una buona canzone, forse la migliore del disco, dice: "Assaggia il mio sapore/ E’ come il gusto al limone /Piace o disgusta per ore/ Ma è il solo a darti ragione." Se lo è il gusto al limone figuriamoci il Succo Acido.

Giovanni Vernucci

AUDIOSLAVE / S/T / Epic - Sony

Dapprima accreditato alla sigla Civilian, annunciato a più riprese e a più riprese rinviato, scaricabile completamente da internet in versione piratata già da qualche mese, ecco finalmente il disco degli Audioslave. Perché tanta attenzione intorno ad un gruppo esordiente? Semplicemente per il fatto che i quattro Audioslave non sono affatto dei novellini, ma rispondono ai nomi di Tom Morello, Brad Wilk, Tim Commerford e Chris Cornell. I tre Rage Against The Machine orfani di Zack De La Rocha più la voce dei Soundgarden? Esatto! Ed il risultato è proprio come ve lo aspettereste: un po’ Rage Against The Machine, quando partono le svisate chitarristiche di Morello ("Show me how to live", "Gasoline", "Exploder") e tanto Soundgarden, anzi tanto Chris Cornell, nel senso che la chitarra e la base ritmica dei Rage Against The Machine, non trovando più sfogo nel rappeggiare di Zack De La Rocha, si sono messe inevitabilmente al servizio dei virtuosismi vocali di Cornell, fino al punto che alcuni pezzi ("I am the highway", "Getaway car", "The last remaining light") rimandano proprio allo stile del disco solista che il cantante realizzò nel 1999 all’indomani dello scioglimento dei Soundgarden. Alla fine ne viene fuori un disco di hard rock compatto, senza alti e bassi, con il solito impeccabile lavoro di produzione curato da Rick Rubin. D’accordo, gli Audioslave non sono né i Rage Against The Machine né i Soundgarden, ma chi ha amato gli uni e/o gli altri questo disco deve comunque averlo, se non altro per alimentare la propria vena nostalgica.

Guido Gambacorta

BLACKALICIOUS / Blazing Arrow / MCA

Fedeli ad un’idea di hip hop prevalentemente suonato e nei contenuti lontano anni luce dal gangsta rap, idea che li avvicina stilisticamente a gruppi quali The Roots ed Outkast, i californiani Blackalicious riuniscono in "Blazing arrow" una serie tale di ospiti che sembra di essere di fronte ad una squadra All stars di basket. I singoli convocati rappresentano alla grande tutto l’universo dell’hip hop: c’è il funk - con Gil Scott Heron che presta la sua voce in "First in flight" – e ci sono l’r&b di Keke Wyatt, il rap old school dei Dilated Peoples e del collettivo Jurassic 5, il soul di Ben Harper (ottima "Brain washers") e poi ancora il rap metal di Zack de La Rocha e la slam poetry di Saul Williams (sono loro due e Lyrics Born ad alternarsi alla voce nel poema "Release", pezzo comunque un po’ al di sotto delle aspettative). E se poi aggiungete la presenza di Money Mark all’organo e al pianoforte, la registrazione di tre pezzi affidata a Mario Caldato (già con i Beastie Boys) e il lavoro di produzione di alcuni brani effettuato da ?uest Love dei Roots e da Hi-Tek, la squadra risulta proprio al gran completo. Il gioco del Blackalicious All Stars Team non è sempre spettacolare ma risulta comunque particolarmente efficace e redditizio, affidato com’è ad una solida difesa (…di quelle che sono le tradizioni della musica nera), a rapidi contropiedi ("Chemical cal-isthenics") e ad una buona percentuale nel tiro dalla lunga distanza ("Sky is falling" è una vera bomba da tre punti!). Qualche schema funziona ottimamente ("It’s going down"), qualcuno un po’ meno ("Green light: now begin") ed in ogni caso la squadra si dimostra sempre compatta, non tirandosi indietro neppure quando il gioco inizia a farsi duro sotto canestro (ascoltare "Paragraph president" e "Passion", candidate a diventare dei classici). Quintetto base: Lateef The Truth Speaker, Ben Harper, Gil Scott-Heron, e chiaramente i due Blackalicious The Gift of Gab e Chief Xcel.

Guido Gambacorta

BONNIE PRINCE BILLY / Master And Everyone / Domino Records

Avevo precisamente 16 anni quando mi innamorai di lui, durante una serata piovosa di qualche estate fa, precisamente durante una trasmissione radio ove a raffica furono trasmessi pezzi dei Palace per due ore buone. Il giorno dopo corsi al negozio della mia piatta cittadina di provincia cercando disperatamente dischi di questo/questi sconosciuti americani, che pretesa, e invece… trovai Hope, un EP del 94. Tornai a casa, ascoltai il primo pezzo – Agnes, Queen of Sorrow – e versai lacrime amare di fronte al sogno della bellezza, alla forza suadente del suono e della forza disumana della "sua" stessa poesia. Poi comprai Arise Therefore, e capii quanto grande fosse la magia del rock, del folk, e di qualsiasi musica popolare agli albori di un nuovo secolo, e quante emozioni potesse trasmettere un solo uomo - nemmeno un cantante - ma una semplice voce che recita incerta, singhiozzante, sommessa sopra pochi e spauriti accordi di chitarra, tocchi di piano e battiti minimi di drum machine, tanto fragili quanto indicibilmente "forti". Oggi Oldham è quasi unanimemente considerato un "classico", i suoi dischi sono amati da cerchie sempre più ampie di ascoltatori, mentre il livello qualitativo della sua proposta rimane immutato, anzi, quasi torna a sfiorare di nuovo i picchi immensi di quel piccolo capolavoro chiamato Arise Therefore (complici allora Steve Albini e David Grubbs, oggi i Lambchop, coinvolti dal fratello di Will nelle registrazioni di Master and Everyone). Master and Everyone, dunque. Un disco tutto europeo, al contrario del precedente. Registrato in America da americani, certo, ma un disco europeo, nella sua essenza. Non più le strade, non più la terra, ma il peso di secoli di religione, repressione, sviluppo: lo schiudersi di differenti modi di concepire la storia, e la vita, e di nascondersi dietro ai destini ineluttabili di vita e morte sovrastati da amore e da un infinito dolore. Will Oldham parla al cuore di un occidentale contemporaneo con la voce di un mistico medievale, o – tutto all’opposto - con quella di un diavolo mascherato. E’ il suo nascondersi in luoghi così oscuri e remoti di noi e della nostra (in)coscienza – altri tempi, altri secoli, sentimenti quasi a noi stessi sconosciuti – ciò che ci fa tremare. Non si sa di cosa. E poi quei voli leggeri di archi, quieti cori femminili, piccoli battiti, sintetizzatori, così leggeri, sommessi, così profondi. Comprare questo disco, inserirlo nel lettore e quando il buio arriva a spazzare via un altro incomprensibile giorno, quando ancora una volta è tempo di chiudere i nostri occhi stanchi di piangere e di gioire, quando la notte ci sta per sussurrare di nuovo la nostra natura di esseri imperfetti e mortali - la bellezza dell’essere mortali – e quando di nuovo spaesati e impotenti ci prepariamo all’incubo e al sogno del domani, del nulla e del tutto che non sarà mai, allora è il momento di ascoltare la voce di un uomo che parla agli uomini, è il tempo di afferrare il sogno che accompagna il miracolo dell’esistenza di ognuno, di ascoltare il mistero ancora una volta disperso nei meandri di tutta la bellezza che ci è data di capire, e ancora una volta, e ancora per sempre, celato.

BakuniM

BRAD / Welcome To Discovery Park / Wagram-Redline

Gran bel disco questo! Perfetto per una domenica pomeriggio in compagnia dell'amata, tra una tisana ai frutti di bosco e un cunnilingus. E' perfetto perché le canzoni sono per metà debitrici alla grande arte post-canterburiana di Robert Wyatt così come al funk più rozzelegante dei Make Up. Io personalmente non mi sognerei di chiedere nulla di più, specialmente di questi tempi, davvero nulla di più. Certe dolcezze al pianoforte mi richiamano alla mente anche quel gigante che è Mark Hollis (tanto da solo quanto con i Talk Talk più rarefatti). Poi questi Brad ti sparano pezzoni di garage avant punk furioso come "revolution" e potresti davvero pensare: questo è un capolavoro! E tu, amata mia, vieni qui che ti metto a posto, altro che tisana…giù le mutande! Yeahhhh revolution baby!!

Fanfarello

 


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