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crossing language - (2014-11-29 00:53)
Interview à Dagmawi Yimer: la parole aux migrants

Dagmawi Yimer – pour tout le monde, Dag – est en Italie depuis le 30 juillet 2006. Débarqué sur les côtes de Lampedusa sur l’un des bateaux devenus le symbole de l’immigration en Italie depuis désormais plus de deux décennies, le jeune éthiopien, à l’époque un étudiant en droit de 29ans, ne pouvait pas s’imaginer comment l’avenir aurait pu se présenter après avoir quitté son Addis-Abeba assiégée par les autorités. Aujourd’hui, obtenue la «protection humanitaire» par l’Etat Italien, Dag vit en Italie avec sa femme italienne et leurs deux enfants et il raconte le nouveau visage du Bel Paese à travers les yeux de la caméra et la voix de ceux qui comme lui ont échappé une situation difficile pour chercher une vie meilleure ailleurs. Sa formation cinématographique est arrivée presque par hasard, à la suite de son arrivée à Rome et d’un atelier vidéo organisé par l’association Asinitas. A partir de ce moment, il s’est spécialisé dans les documentaires, outil qui lui a permis de raconter de façon directe les histoires des migrants, des nombreux «clandestins» qui demeurent normalement sans nom. Son nom à lui a été connu du grand public grâce au film réalisé avec Andrea Segre et Riccardo Diabene Come un uomo sulla terra, qui a dénoncé en 2008 la responsabilité de l’Italie et de l’Europe par rapport aux trafiques (in)humains de migrants dans le désert libyque en direction de la Méditerranée. Des fréquents gros plans sur les visages des protagonistes, espace aux détails personnels, aux sensations, un style plutôt libre et spontané qui donne une certaine vitalité aux récits souvent malheureusement dramatiques: ce sont quelques caractéristiques qui ont marqué également les documentaires successifs C.A.R.A Italia (2010) et Soltanto il mare (2011), respectivement sur un centre d’accueil pour les demandeurs d’asile hors Rome et sur Lampedusa. Cette année, son dernier Va’pensiero, storie ambulanti fait déjà le tour des festivals et, avec une mise en scène de plus en plus calculée, cette fois-ci il se focalise sur deux histoires de violence et de racisme entre Milan et Florence. Le film à été produit, en partie avec la contribution du Prix Gianandrea Mutti pour le soutien des cinéastes d’origine migrante, par l’association Archive des memoires migrants (dont Dag est le vice-président), qui depuis 2008 est engagée dans la production documentaire, la collection et stockage de témoignages audiovisuels des migrants et la réalisation d'ateliers de vidéo-participative. Alors, pour faire le point, nous avons interviewé Dag pour parler du nouveau film et de son expérience cinématographique.

Interview with Boris Groys

Boris Groys is a key contemporary German thinker and writer, his reflections on contemporary art developed in some important essays like Art Power (2008); Going Public (2010); Introduction to Antiphilosophy and Under Suspicion: A Phenomenology of Media (2012).
We had the opportunity to discuss with Boris Groys some aspects of these books. Some of these topics constitute a core theme that also substantiates both the subsequent philosophical and curatorial productions of the author, as for as Utopia. In the introduction of Going Public, for instance, Boris Groys refers to the aesthetic experience “of a utopian vision that could lead away from present conditions to a new society in which beauty reigns”. In the essay on modern design and its reductionism at the beginning of the twentieth century, however, he speaks of the “redesigning the old man into the New Man”. A project that today “continues to have an effect, and its initial utopian potential has been updated repeatedly”. In another essay Groys talks about utopia and distopia relating to the well-known maxim formulated by Joseph Beuys: "Everybody is an artist", with all its consequences and developments in the history of criticism.
Another very topical theme is the value of public space. Groys has in fact repeatedly pointed out the latent ambiguity in the operations that aim at the democratization of art space. He said that while “the exhibition space is understood here to be an empty, neutral, public space - a symbolic property of the public”, on the contrary, the installation “transforms the empty, neutral, public space into an individual artwork - and it invites the visitor to experience this space as the holistic, totalizing space of an artwork”. So the installation does nothing but make a "a symbolic privatization of the public space of an exhibition".
Statements like this are questioning the concepts of freedom and democracy in the arts, starting from the dynamics of production that determine the repositioning of the viewer, the artist and the curator, in this universe. Today it can be important to understand how these considerations may be helpful for reinterpreting context from an artistic, social and political point of view.

VolterraTeatro 2014, il festival della dualità

Logos - Rapsodia per Volterra, Santo Genet, Pitùr, Walk Show, le nozze d’argento con le Ariette, il panno acotonato dello inferno: ci sono esperienze nella vita che ti smontano, per lasciarti poi il compito di raccogliere i pezzi e ricomporli. Al Festival VolterraTeatro, che sviluppa le tematiche di quest'anno intorno al concetto di ferita, ho più volte rivissuto questo passaggio, questo sdoppiamento, quasi reso rituale dal suo direttore artistico Armando Punzo, e sono ritornato nella mia meravigliosa prigione, la Sicilia, insieme più forte e incerto di prima. Di necessità virtù, e un crowdfunding per ricostruire le mura crollate nel baratro a Volterra.

FRAC et bulles. Le musée aujourd'hui, entre l'art et le champagne

Reims, France. Une citoyenne, connaisseuse et amateur d'art, envoie une lettre de désapprobation au Ministère de la Culture français et à la direction du FRAC Champagne-Ardenne. Dans cette lettre on y trouve l’indignation d’une personne connaissant la nature publique de cette institution muséale; elle est scandalisée de la gestion actuelle de la collection.

Orestiadi: nel segno del contemporaneo

A Gibellina abbiamo incontrato Claudio Collovà, direttore artistico di Orestiadi: nel segno del contemporaneo.

Stefano Casi

Laureato al Dams nel 1987 con una tesi sul teatro di Pasolini (vincitrice del Premio Pier Paolo Pasolini e segnalata al Premio Ludovico Zorzi), Stefano Casi ha rivolto i suoi studi principalmente al teatro contemporaneo e all’opera complessiva di Pier Paolo Pasolini, pubblicando tra l’altro i volumi Teatro in delirio (1989), Pasolini un’idea di teatro (1990), Desiderio di Pasolini (1990), Andrea Adriatico: riflessi teatri di vita (2001), I teatri di Pasolini (2005, vincitore del Premio dell’Associazione Nazionale Critici di Teatro), Il teatro inopportuno di Copi (2008), Non io nei giorni felici. Beckett, Adriatico e il teatro del desiderio (2010), 600.000 e altre azioni teatrali per Giuliano Scabia (2012), Pasolini e il teatro (con Angela Felice e Gerardo Guccini, 2012).
Nel campo dell’organizzazione, è stato co-fondatore e co-direttore del festival Loro del Reno. Teatri indipendenti a Bologna (1989-90) e membro del comitato tecnico-scientifico di Santarcangelo dei Teatri (1992-93). Dal 1997 al 2010 è stato direttore artistico di Teatri di Vita, in collegialità con Andrea Adriatico, a Bologna.
Drammaturgo e sceneggiatore, ha curato la versione italiana di Donne. Guerra. Commedia di Thomas Brasch (pubblicata e rappresentata nel 1995) e di The Sunset Limited di Cormac McCarthy (rappresentata nel 2010), nonché la drammaturgia di opere di Koltès, Fallaci e Tremblay. Ha scritto, con altri, Il vento, di sera di Andrea Adriatico (Festival del Cinema di Berlino, 2004) e All’amore assente di Andrea Adriatico (London Film Festival, 2007; premio speciale della giuria al Festival di Annecy).
Ha lavorato nei quotidiani l’Unità e la Repubblica, come giornalista professionista, e ha collaborato con numerose testate quotidiane e periodiche; ha fondato e diretto il trimestrale di cultura Società di pensieri (1992-96).
In qualità di docente, ha collaborato con il Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna per la cattedra di Organizzazione ed Economia dello Spettacolo e per il Laboratorio di Critica e, attualmente, insegna Letteratura e Filosofia del Teatro all’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Insieme a Elena di Gioia, ha organizzato a Teatri di Vita nell’ottobre 2011 una due giorni sul tema Passione e ideologia. Il teatro ) politico, fortemente voluta da Andrea Adriatico. Dal convegno è nato il volume omonimo, pubblicato sia come ebook sia in versione cartacea per Editoria & Spettacolo (2012).
Lungi dall’essere una semplice raccolta di “atti”, il libro, a cura degli stessi Stefano Casi e Elena Di Gioia, riunisce gli interventi riformulati per la pubblicazione e in parte ridistribuiti rispetto all’ordine originario di esposizione, seguiti da un “epistolario” realizzato successivamente al convegno.
Nella prima parte, che si articola in cinque sezioni, vengono affrontati i temi della dimensione politica del teatro contemporaneo (IL TEATRO “È” POLITICO) e delle sue molteplici forme (QUESTIONE DI LINGUAGGIO), del rapporto tra il teatro e la politica “attiva” (IL TEATRO È DI DESTRA O DI SINISTRA?), della dialettica attore-spettatore (DELLA RESPONSABILITÀ, DELLA PARTECIPAZIONE) e delle nuove connessioni tra il teatro e la città, con un contributo conclusivo di Antonella Agnoli che guarda alla biblioteca come spazio collettivo di cultura che potrebbe lavorare con il teatro per obiettivi o strategie comuni (TEATRO E POLIS). La seconda parte, concepita come un “coro”, è costituita dalle risposte, in prosa o in versi, di diversi artisti alla domanda “che cos’è il teatro? politico?”.
Tra gli studiosi e osservatori intervenuti al convegno e nel volume, si annoverano Sandro Avanzo, Rossella Battisti, Letizia Bernazza, Daria Bonfietti, Marco De Marinis, Lorenzo Donati, Mimma Gallina, Roberto Grandi, Katia Ippaso, Giuseppe Liotta, Lorenzo Mango, Gianni Manzella, Laura Mariani, Massimo Marino, Leonardo Mello, Renata M. Molinari, Enrico Pitozzi, Marco Pustianaz, Franco Ricordi, Paolo Ruffini e Rodolfo Sacchettini; tra gli artisti, Andrea Adriatico, Babilonia Teatri, Pietro Babina, Francesca Ballico, Alessandro Bergonzoni, Roberta Biagiarelli, Elena Bucci, Romeo Castellucci, Ascanio Celestini, Giuseppe Cutino, Emma Dante, Pietro Floridia, Bruna Gambarelli, Eva Geatti, Fabrizio Gifuni, Elena Guerrini, Saverio La Ruina, Chiara Lagani, Roberto Latini, Sandro Lombardi, Marco Martinelli, Stefano Massini, Flavia Mastrella, Fiorenza Menni, Claudio Morganti, Enzo Moscato, Daniela Nicolò, Fausto Paravidino, Mario Perrotta, Antonio Rezza, Giuliano Scabia, Spiro Scimone, Marco Sgrosso, Daniele Timpano e Emanuele Valenti.

Maram al-Masri

Poétesse et écrivaine, Maram al-Masri est née à Lattaquié en Syrie. Elle étudie littérature anglaise à Damas, où est publié son premier recueil Je te menace d’une colombe blanche. Après l’exil à Paris en 1982, elle revient à la poésie avec Cerise rouge sur un carrelage blanc, édité à Tunis par les éditions de l’Or du Temps, en 1997. Saluée par la critique des pays arabes, sa poésie est traduite dans de nombreuses langues : en allemand, anglais, italien, espagnol, serbe, corse ou turc. En 2003, les Éditions PHI font paraître une traduction française de son second recueil préfacé par Lionel Ray. Quatre ans plus tard, les Éditions al-Manar sortent Je te regarde, initialement publié à Beyrouth, qui obtient le prix de poésie de la SGDL. Ses derniers textes sont Habitante de la Terre (Éditions Sous la lime, 2009), Les âmes aux pieds nus, traduit de l’arabe par l’auteur (Éditions Le Temps des Cerises, 2009) et aux Éditions Bruno Doucey, Par la fontaine de ma bouche (2011), La robe froissée (2012) et Elle va nue la liberté (2013). En juin 2013, elle obtient le Prix international de Poésie Antonio Viccaro. Aujourd’hui Maram al-Masri est considérée comme l’une des voix féminines les plus connues et les plus captivantes de sa génération. Comparée à Sappho en raison de la brièveté de certains poèmes et leur contenu sentimental, elle chante l’amour blessé, l’exil, la condition des femmes et les ravages de la guerre avec une simplicité qui touche au cœur et rejoint un vaste public. En 2013 Bernard Louargant a réalisé un film sur sa vie, The barefoot poetess (La poétesse aux pieds nus).

Tindaro Granata

Tindaro Granata, jeune artiste d'origine sicilienne, vit actuellement à Milan. Après avoir gravi les échelons pendant 15 ans, il a enfin réalisé ses rêves.

Thollem McDonas

Thollem McDonas is a pianist, composer, improviser and teacher. He travels perpetually internationally performing as a soloist as well as in collaboration with a wide array of artists in wildly divergent directions. In the past 7 years, he has added 30 albums to his discography on 12 different vanguard labels in 4 different countries. After graduating with degrees in both piano performance and composition, he stepped from the concert pianist trajectory to dedicate his time to grassroots political movements and ecological restoration projects. In 2005, he returned to his music as his full focus, incorporating his myriad experiences into his compositions, improvisations and teaching. He has performed extensively as a soloist as well as in piano concertos with symphonies, West African drumming troupes, Javanese gamelan ensembles, punk bands, with film makers, dancers, poets and painters and a wide array of divergent musicians, both famous and under-known.

Ulli Lust

Incontro con la creatrice di electrocomics.com nel suo nuovo viaggio in Sicilia. Due ragazzine punk tedesche e il loro viaggio in Italia in autostop. Un sogno di ribellione e libertà che si trasforma in incubo. Un toccante atto d’accusa contro il machismo e la violenza sessuale. Questo è ciò che leggiamo in quarta di copertina tenendo in mano il volume di Ulli Lust. Un libro pesante, e non solo perché sono più di 460 pagine (che a fumetti sono lo stesso tantissime), ma anche perché queste pagine contengono un racconto grave come un macigno. Così lo ha voluto l’autrice che, senza mediazioni, ha scelto di narrare una storia autobiografica, di trasporre in immagini e strisce la crudezza di un’esperienza vissuta. Ulli Lust è una donna molto intelligente, creativa, sensibile e determinata. Nel dialogo che abbiamo avuto con lei sono emerse tutte le sfumature di una personalità ricca, che ha attraversato le proprie paure, le ha raccontate e sa individuarle costantemente anche nelle dinamiche quotidiane del percorso professionale, nella vita da adulti, e nelle scelte di vita. Ulli è un’artista. Nata a Vienna, vive a Berlino, adora disegnare e reperire dalla strada e dall’esperienza concreta l’ispirazione e i suoi personaggi. Ha pubblicato reportage a fumetti e ha scelto di sviluppare lunghe serie di racconti e di cimentarsi con il graphic novel, un genere che richiede notevoli capacità narrative per controllare una storia che si snoda in immagini, attraversando una linea temporale complessa.
Troppo non è mai abbastanza è infatti un mondo di figure realistiche, riportate alla memoria dopo ventotto anni, in una bicromia che schiaccia duramente i personaggi in scenografie verdi, allucinate anche se riconoscibili. Sì è vero, è un libro su uno stupro, è una denuncia e un giudizio su ciò che realmente è avvenuto in quella Sicilia lontana, ma non è solo questo. Il libro parte da una Berlino Punk introiettata attraverso gli occhi e la percezione di due ragazze disinvolte ma ingenue e termina a casa, in un capitolo dal titolo Risurrezione, in cui Ulli fa ritorno ad una famiglia normale, dove c’è una nonna incazzata, non tanto diversa da quelle siciliane. In mezzo c’è un viaggio tra luoghi e persone, in diverse città italiane, in un mondo in cui la sessualità non è libera, ma vincolata a tabù e stereotipi. Soprattutto, però, è un viaggio che Ulli ha compiuto - e questo è ciò che la spinge oggi a raccontarlo - alla scoperta di se stessa e della propria identità, attraverso la via crucis della violenza, del tradimento, della conquista e della delusione. C’è chi l’ha paragonato al viaggio di Thelma e Louise, ma mentre quello era un percorso senza scampo, questo al contrario è il tragitto che conduce l’autrice a cercare riposte, a portare avanti un’esistenza fondata sull’indipendenza e la creatività. Ulli Lust dirige da anni il portale electrocomics.com della quale ci parla con grande soddisfazione e divertimento, da vera scopritrice di talenti.

Rllrbll

Rllrbll is a special band, a unique mix of personality, musical taste, openmindness and creativity. In the last 20 years (almost!) they explored sound possibilities, copulating with improvisers and painters, roaming in european roads and digging the West Coast freeways. They developed their sound and above all the approach to record it, improving constantly their equipement and techniques, releasing an amazing amount of albums, Eps, vinyls and digital download. Here’s a new series of questions and answers to understand what they are about in 2014.

Bernard Louargant

Auteur, réalisateur et producteur français, Bernard Louargant a créé l’association Génération Vidéo où il produit et réalise courts métrages et reportages. Nous l’avons rencontré au 8ème Festival du Film Documentaire de Palerme « Sole Luna, un ponte tra le culture », qui a sélectionné en compétition officielle son film La Poétesse aux pieds nus (France 2012, 51’), né d’une rencontre entre le cinéaste et la poétesse syrienne Maram al-Masri. Exilée en France depuis 1982, aujourd’hui elle est considérée comme l’une des voix féminines les plus connues et les plus captivantes de sa génération. Ses recueils de poèmes ont été publiés et traduits en plusieurs langues. Le film est un mélange de mots et d’images, de sons et d’ambiances sensuelles qui reflètent le langage poétique et son souffle de liberté.

O a Palermo o all’inferno. Ovvero lo sbarco di Garibaldi in Sicilia

A tre anni di distanza dalla data per cui era stato ideato, ovvero il centocinquantesimo anno dall’unità d’Italia, giunge finalmente a Palermo lo spettacolo di Mimmo Cuticchio O a Palermo o all’inferno. L’opera, dopo il blocco dei lavori nel 2011, da parte della Regione Siciliana che l’aveva inizialmente commissionata, era stata presentata in forma ridotta a Roma, a conclusione delle celebrazioni nazionali, presso l’Auditorium Parco della Musica, riscuotendo il successo del pubblico e della critica. Un’occasione persa per la Sicilia, un’ulteriore conferma, al tempo stesso, del valore di arti antiche, come l’opera dei pupi e il Cuntu, che riescono ad oltrepassare la dimensione locale, o il contesto linguistico dialettale.

Luciano Federico: Sicilia-Barcelona solo ida

Luciano Federico, autor y actor de origen siciliano que emigró a España, se dice para SuccoAcido. Su último trabajo en el cine es el corto hecho con Hans Hansen, "Siempre Vuelves en Barcelona", basado Sobre la leyenda de la Font de Canaletes. En el corto, se habla de la ciudad que le ha dado la bienvenida, y al que, al parecer, hay que ir.

Charlotte Bank & Delphine Leccas

Recently involved in curating the Mediterranea 16 Biennial in Ancona (Italy) and currently engaged in preparations for the Visual Arts Festival Damascus (Siria), the historians of art and curators Charlotte Bank and Delphine Leccas have talked with us about their research across European and the Middle East Art. Charlotte lives and works between Berlin and Geneva (and until 2011 Damascus) focusing her work on modern and contemporary art from the Middle East with a special emphasis on the independent contemporary art scene since 2000 in its global context. A researcher at the University of Geneva, she also curates exhibitions and video and film programs. In 2012 she launched the FORUM for new arab art in Berlin, a project that is conceived as a series of events focusing on recent artistic production from the Arab countries and diaspora. Delphine, born in Paris, lives nomadically. She is the co-founding member of AIN association, created to support contemporary art. As the responsible for the cultural program of the French Cultural Centre (CCF) in Damascus, she created then maintained the first photography and video international festival in Damascus: Les Journées de la Photographie (2001-2007) and worked as an independent curator from 2008 onwards.
So we decided to arrange a double interview that would give us the sense of the specific paths each of them have taken within the context of contemporary art, focusing in particular historical moment in which their work is located. The festival takes place in Istanbul this year and it has crossed paths with the events of a cultural and social protest and the birth of a movement the curators of the festival have been direct witnesses of.

Angelo Sturiale

Artiste polyvalent qui a lié la musique, l’écriture et le dessin. Musicien et artiste visuel né à Catane, Angelo Sturiale a remporté plusieurs bourses internationales. En tant que compositeur, il a été invité en Angleterre, Mexique, Japon, Allemagne, Suède et USA. Il a enseigné la Théorie de la Musique, la Sociologie de la Musique et la Musique Expérimentale au TEC de Monterrey, où il a été le fondateur et premier doyen de la Faculté de génie de l’Amérique latine chez Digital Music Production, ainsi que le créateur et fondateur du groupe de musique expérimentale EXPERIMENtec. Ses travaux de recherche dans les arts visuels se caractérisent par l’invention de nouveaux systèmes de notation musicale qui ont une fonction performative, théorique et esthétique. Ses peintures sont exposées principalement aux États-Unis, où il est représenté par The Bohemian Gallery.

Venezia 2013. Una Biennale, tante domande

Ho intitolato questa riflessione Venezia 2013 poiché è di un luogo e di un tempo che intendo parlare, non di un singolo evento, né di una mostra soltanto. Un luogo e un tempo precisi, solcati dall’esperienza della visione, dell’ascolto, della lettura, in una settimana di manifestazioni e inaugurazioni tra le calli veneziane. Un luogo e un tempo determinati, dicevo, ma attraversati dal conflitto aperto tra le tendenze opposte della definizione e della domanda. Di definizione si può parlare in modi diversi e a vari scopi. Uno di questi è rappresentato, qui a Venezia, dalle esigenze di chi, curando una mostra, si vede obbligato alla costruzione di un teorema che fermi la reazione a catena di un processo incline a sfuggire al suo controllo, anche solo per le molteplici finestre che apre. Ma di definizione si deve parlare anche in senso contrario, in riferimento alla pressione della realtà immanente che ferma il presente o la storia inchiodandoli ad un’urgenza. Quel reale che brucia, chiedendo di non essere ignorato, è anch’esso definito e necessario, oggi e qui. C’è chi ha sostenuto che fosse proprio tale realtà la grande assente della mostra di Massimiliano Gioni, Il Palazzo enciclopedico. Proprio là dove ogni sforzo è stato profuso al fine di destabilizzare le convenzioni più tipiche delle Biennali d’arte, nonché le aspettative di chi vuole aggiornarsi sulle ultime produzioni contemporanee, si sarebbe invece tralasciata la dimensione problematica e dialettica del mondo che corre e che necessita di un ascolto immediato.

Lalish Theaterlabor

Lalish Theaterlabor is a Kurdish experimental theatre company sited in Wien since 1991, born five years before in South Kurdistan. Nigar Hasib and Shamal Amin, founders of the company and life partners, lead a long and very interesting work about body and voice exploration. Always their shows, as their workshops, are works in progress and can need a lot of years to take many different forms depending on the different people the company meets. According to their special own process called Songs as a source “songs become the source of rhythm, of physical presence and also the source of action”: songs are not only sung, but they’re done. We knew them last year in Bologna, during PerformAzioni Workshop Festival, and here you have our conversation with Nigar Hasib.

Kanjano

Incontro con il filosofo pittiere, autore con Carlo Gubitosa del libro “ILVA, comizi d’acciaio”...

Luca Sigurtà

Tra la passione per il silenzio e il noise

Riccardo Mannelli

Riccardo Mannelli sui giornali ci sta da oltre trent’anni. Un fatto che di per sé genererebbe l’invidia delle “nuove leve” che cercano di trovare spazio nel grande circo dell’editoria. Però, a quanto ne so, e ne conosco a decine di bravi e giovani disegnatori, nessuno si è mai sognato di dire o pensare: “Perché non si fa da parte?”. Se mai dovesse succedere, immagino già Riccardo che se la riderebbe e risponderebbe: “Ok, non ci sono problemi, adesso prova a fare meglio di me”. E lì sarebbero cazzi, perché la produzione artistica-editoriale di Mannelli non rispetta i confini assegnati all’ordinario “colpo di genio” del vignettista. Il mestiere è una cosa, il talento è un altro. E la mano di Riccardo, se vivessimo in un mondo meno minchione, dovrebbe essere assicurata almeno a dieci volte tanto il valore per cui è assicurato il piede di Cristiano Ronaldo (sembra che ci sia una polizza da 103 milioni di euro sui suoi calli). Ma la mano è nulla senza l’occhio che corre e la testa che esplora e il cuore che sceglie. Per questo Mannelli ha saputo fornire i migliori ritratti di una società che cambia e di un’Italia cialtrona, decadente, volgare e vigliacca. Sono le carni di quest’Italia che parlano, ogni singola ruga o smorfia che viene da questo mondo diventa uno squarcio per guardare i fatti in profondità. Le mollezze e le tensioni che attraversano i protagonisti della scena politica e sociale sono rappresentate nella loro massima luce e i neri della sua bic amplificano la realtà, che diventa un’iper-realtà dove anche il più piccolo imbroglio si ingigantisce sotto il peso di un sopracciglio che sta per fare crack. Le parole non servono a Riccardo, ma ciò non toglie che le sa usare molto bene, senza fare sconti - questione di “gastrosincerità”, direbbe lui -, anche quando, come in quest’intervista, è invitato a raccontare di sé e del mondo che accoglie le sue opere. Un mondo in cui prevale sempre di più un essere che tutti conosciamo molto bene: la “mezzasega”. Buona lettura.

Teatri in Città 2013

Morte annunciata di un teatro senza un teatro. Ecco che quest’anno, per la prima volta dopo diciotto anni, il teatro contemporaneo scomparirà da Caltagirone. Per diciotto anni Caltagirone, ogni estate, ha avuto il suo appuntamento annuale con il Teatro. Dal 1992, decine di compagnie provenienti da tutta Italia sono sbarcate tra i vicoli del centro storico o nella bellissima Villa Patti, ospiti della rassegna estiva “Teatri in Città” organizzata dall’associazione culturale Nave Argo. In una cittadina di quasi 40 mila abitanti praticamente priva di un vero e proprio teatro, “Teatri in Città” è stata per tanto tempo l’unica vera occasione per avvicinare giovani e meno giovani alla drammaturgia contemporanea italiana.

Vincenzo Mineo

Il dono di Vincenzo Mineo, regista siciliano di film documentari e cortometraggi, è senza dubbio la pazienza. Nei suoi film, la macchina da presa insegue i protagonisti senza fretta. I marinai di una nave petroliera da Rotterdam a San Pietroburgo in Cargo, così come gli anziani ricoverati in un ospedale geriatrico in Zavorra, sono ritratti all’interno delle loro quotidianità, con lentezza, senza l’ansia di dover dire o significare qualcosa al di là della loro evidenza. Eppure, la potenza delle immagini è tutto. Lo scorrere della vita di un anziano malato e solo, i dettagli di quell’esistenza attentamente ritratti dallo sguardo dell’autore rendono la sua storia quasi insopportabile, esattamente com’è insopportabile, forse, la vita e il suo lento scorrere per tutte quelle persone costrette a stare lontane dai propri cari e da tutto ciò che sono state in passato. Mentre fuori splendono il cielo e il mare di Trapani e passano le navi dirette verso mete ignote, i protagonisti di Zavorra restano immobili, depositati in un angolo. Sono scomode le immagini delle loro piaghe e delle loro bocche sdentate, esattamente com’è scomoda la loro presenza in una società in cui è necessario produrre pur di avere un posto dignitoso nel mondo. Vincenzo lavora soprattutto come aiutoregista, la sua carriera di documentarista procede lentamente ma in maniera corposa e seria. Un detto ghanese afferma che ogni cosa che cresce lentamente mette radici profonde: potremmo dire, allora, che il passo del nostro autore con il tempo s’immerge in maniera sempre più profonda nel terreno arduo e meraviglioso dell’arte e non possiamo che augurarci che continui a esplorarlo, raccontandoci ancora una volta, senza pudore e senza menzogne, inenarrabili storie di solitudine umana.

Diane Busuttil

Writer and performer of many short films, dancer and yoga and tap dance teacher , Diane Busuttil re- ally gives it her all to leave a mark on people, whether she meets live or they see her many, and highly praised, clips. Dancing and film- making, physicality and abstraction, irony and commitment: Diane, an Australian planted in Berlin, has explored many territories. She’s worked with Be van Vark, Marco Berrettini, Ami Garmon, Post The- atre and Costanza Macras and she’s participated in many theatre and dance festivals all over the world. Diane studied at International Women’s University in Hannover and most of her work focuses on the female body, on its incredible strength (even just in will). It’s an abstract body, released from its context, but even a body that is im- mersed in the elements, from which it is inseparable. A body that eludes the gaze that is not new and free of prejudice.

Komplot, curatorial collective and art space based in Brussels - Interview with Sonia Dermience

In SuccoAcido’s years-long quest in search for - independent, non-profit, interdisciplinary - Art Places, Komplot in Brussels stands out as a very interesting model of collective management. One of its most defining elements is mentioned in the project’s concept: Komplot is a curatorial collective interested in the mutual cross-pollination between private, public and institutional spaces. We could even call it a “privately owned public space” since the space itself has been entrusted by the owner – a collector – to a group of young artists and curators who, since 2002, have made it the home of the most diverse activities (artistic, editorial, didactical). Their work spans from curating contemporary art exhibitions and festivals to publishing a magazine (Year), to the institution of an actual Public School – alas, a project currently on hiatus that stood as a model of a platform for sharing knowledge inspired by the American example of Telic Art Exchange. In such a declination, the very concept of “public space” embraces social and cultural values, distancing itself from the notion currently emerging from the debate around occupied spaces, and revealing a different side of the issue: an “European way”, and an example of cultural liveliness and inclusiveness. But is it really so?
 One of the issues we touched upon in the interview is, for example, the definition of “non-profit” which the Komplot kids assume in an anti-rhetorical way, strongly oriented towards a practical, entrepreneurial attitude. The result is a combination of social issues – often perceivable in the collective’s aesthetic choices – and a young, fresh mentality capable of dialogue with the “system” – collectors, mainly, when it comes to the arts, but also public institutions – which becomes crucial for survival in a city that’s so defined by the presence of international politics. The Komplot collective is active, at the same time, both in experimenting new sustainability strategies for individual projects and in year-long planning of long term events. Sonia Dermience, whom we sat down to have a chat with, believes it’s crucial to establish and maintain a connection with other organizations in and outside Brussels, but also to keep an eye on the market at the same time (for example by selling advertising spaces on their magazine, Year). What is such way of thinking symptom of? Of belonging to a privileged reality? A reality where you don’t have to face, daily, the cultural degradation that many countries in Europe are falling victim to, due to the lack of resources? And what does living and operating in Brussels really entail? What does it mean for a group of young people to carry on and promote a cultural project? In between Sonia’s words we will find references to terms such as “sustainability”, “cross-cultural”, “exchange”. Perhaps it’s in these terms that we can find clues to a new way of “doing”; a practice shared by a new generation of artists and curators alike, beyond differences and striving for a future to shape.

 

 

Vincenzo Caricari

Vincenzo Caricari ha 30 anni. Dopo aver studiato e girovagato per la penisola, tre anni fa ha deciso di tornare a vivere nella sua terra natale, la Calabria, che presto è diventata protagonista indiscussa di tutti i suoi documentari. Una terra che si potrebbe definire come dimenticata da dio se non fosse per delle presenze eccezionali, quotidianamente impegnate a cambiare, migliorare e far conoscere le proprie condizioni di vita pur nella semplicità dei mezzi e delle ambizioni. Vincenzo è una di queste persone. Dopo essersi occupato, in GGGiovani – Ragazzi di Locri, delle contagiose e arrabbiate proteste dei cosiddetti “ragazzi della Locride”, scatenatesi dopo l’omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale Franco Fortugno, ha seguito (nel documentario La guerra di Mario) con costanza e devozione le vicende di Mario Congiusta, padre di Gianluca, un giovane commerciante ucciso dalla ‘ndrangheta. Uno dei suoi ultimi lavori, prima di dedicarsi a un mestiere più redditizio, è Il Paese dei Bronzi, uno spaccato del comune di Riace e del suo modo originale e lungimirante di far fronte alla povertà e allo spopolamento crescenti. Senza trucchi estetici né vittimismo, Vincenzo ha il tocco discreto e umile del reporter, di colui che guarda la realtà e sente l’urgenza di raccontarla nel modo più sincero possibile.

Elena Cologni - Visual artist and researcher, active in interdisciplinary and participatory practices.

By choosing to live in England, Elena Cologni has tranformed her condition as foreigner into a transitory site for critical thinking and making. This being not only a starting point, but also a tool for redefining her own identity. Her art revolves around issues of memory and perception, and by investigating personal and subjective aspects of these, through an open analysis of her own experience, this in turn gives her a particular view on how to adopt collaborative strategies by looking at collective dynamics and methods. Elena Cologni's intellectual and interdisciplinary artistic career evolves through undertaking periods of study, and meeting with professionals within both the art and academic worlds, the artist engages with as active researcher, also by establishing collaborations with indifferent disciplines. From our interview arises the portrait of an artist constantly experimenting with, and re-inventing, her own very presence in front of the public. Cologni ultimately aims at re-elaborating negotiation strategies undelying human relations by proposing unconventional forms of interaction.

Isabella Bordoni, Interprète de la relation entre l'écriture, le corps et le paysage.

Le projet: REFUGEE. Stati d'esilio|Epifanie [2011- 2014]. S'il est possible et juste de resumer un projet que l'on ne connaît qu'en partie et dont l'autre partie est in fieri, je dirais que Refugee est né de l'urgence d'habiter le seuil entre parole et action, l'espace biopolitique des corps dans la relation avec le langage et le paysage, pour comprendre si corps et paysage peuvent être "refondés" en tant qu'espace d'utopie et de liberté.

Menoventi

“Menoventi es una temperatura. Si miras el termómetro de tu sala al revés, te darás cuenta que es la temperatura de tu casa, lo que cambia es sólo el punto de vista”. Esta es la presentación de una de las compañias teatrales más activas en Italia, Menoventi, nacida del encuentro entre un romagnolo, una friulana y un napolitano. Desde 2005, cuando crean su primer espectáculo, In Festa, Gianni Farina, Consuelo Battiston y Alessandro Miele firman otros cinco trabajos mientras hunden aún más las manos en lo profundo de la relación controvertida entre actor y público y en las ambigüedades entre realidad y ficción. A lo largo de estos años han despertado así el interés de crítica y público y han ganado diferentes premios. Con Semiramis, en el cual Consuelo interpreta el papel de la despótica y fragil reina de Babilonia, asistimos a la primera fractura en la cuarta pared con la cual la compañía va a jugar de forma siempre más irreverente en InvisibilMente y Postilla para su completa desestructuración en Perdere la faccia y L’uomo della sabbia. Lo que más interesa a Menoventi no es el contenido sino el contexto de ese contenido, el marco, es decir el escenario. En sus experimentos el escenario se vuelve un gran carrusel donde entrar y de donde salir continuamente. En lo que definen el primer nivel de la representación, una vez superada la cuarta pared y también la posición del actor que se enfrenta directamente con el espectador, existiría sólo aquella figura que, aunque esté adentro del espectáculo, no sea consciente de tomar parte en ello. Pero quizás ésta sea simplemente la condición de quien toma parte en la que normalmente llamamos vida. De aquí la dificultad de caber en los vestidos incómodos, aunque perfectamente calibrados (es más, incómodos justamente porque tan perfectos), del espectáculo. Menoventi intenta solucionarlo todo con mucha ironía y el público les agradece. Pero detrás de las risas siempre hay algún tipo de mueca que nos acerca al lado más oscuro del hombre.

Marco Pinna

Nicola, R-Esistenza precaria. Perdere con stile contro il grande capitale. Una saga post-proletaria scritta, sceneggiata, disegnata e colorata da Marco Pinna.

Bachi Da Pietra

Since 2005 Giovanni Succi (formerly Madrigali Magri) and Bruno Dorella (formerly Wolfango, currently Ronin and OvO) have been dredging the musical scene as Bachi Da Pietra (Stoneworms). With four rock-blues studio album, a live one – Insect Tracks, religiously recorded using vintage instruments only – and the split with Massimo Volume under their belts, they’re making their comeback in 2013 with Quintale, recorded and mixed fully analogically by Giulio Ragno Favero. In this interview, together with the Bachi Da Pietra, we’ll revisit the Tornare Nella Terra and Quarzo years; we’ll touch upon the band’s most iconic collaborations, their lyrics and the “makeover” that seems to be the leitmotiv of their new album: a glaring metamorphosis, even to the dumbest ear. Or not.

Connecting Cultures. Agenzia di ricerca non profit per l’arte contemporanea - 
Focus sul progetto Milano e oltre.

Un modello di progettazione indipendente ma integrata nel contesto istituzionale; un progetto basato sulla ricerca e sull’approccio multidisciplinare al tema del paesaggio e del territorio visti in chiave culturale e artistica; una proposta di intervento concreto sugli spazi urbani e residuali che spesso è scomodo indagare; ma, soprattutto, una riflessione sul ruolo attivo e unico che l’arte può giocare nella realtà, esprimendo liberamente il proprio potenziale metaforico e simbolico senza vincolarsi ad aspettative di carattere terapeutico o politico.

Gudrun Gut. Interview mit Monika Enterprise

Punk war gestern – doch die Musik-Schaffenden, die diese Szene klanglich prägten, sind mit ihrem heutigen Tun immer noch kreativ präsent, nicht dem Gestrigen verhaftet jedoch ohne ihre „alten“ Ideale guter Soundwelten über Bord geworfen zu haben. Bemüht, im Einbezug all Ihrer reichen Erfahrungen die musikalische Landschaft zu bereichern aber vor allem auch stetig weiterzuentwickeln. Im Gespräch mit Gudrun Gut wird deutlich, dass dieses Ansinnen, diese Art, Musik zu schaffen, einen Austausch voraussetzt, der nur dann möglich wird, indem man unterschiedlichste Projekte ins Leben ruft, dann die sich herauskristallisierenden Ansätze und Ergebnisse sinnvoll miteinander vernetzt. Der Mut, der Wille, Dinge selbst in die Hand zu nehmen, die eigene Musik eigenständig zu vermarkten und zu produzieren und dabei gleichzeitig auch noch anderen die Chance zu bieten, ihre Kunst zu veröffentlichen, ist hierfür die Grundvoraussetzung. Gudrun Gut ist eine von wenigen Frauen, die dieses Prinzip verinnerlicht haben und es auf beeindruckende Weise lebt. Gudrun Gut - Sinn-Flut der elektronischen Musik. Es wirkt.

Cristina Coltelli

Meeting Cristina Coltelli on stage is like venturing into a world that’s both archaic yet terribly relevant. The universality of the Commedia dell’Arte, a territory of dedicated research for Cristina since she was 17, takes shape through masks and acrobatic leaps that – although always different - keep in line with half a millennium of tradition. We have seen Vecchi e vastasi and Il segreto di Arlecchino, we have met enthusiastic students coming from all over the world to attend her workshops. We have taken home with us the explosive laughter roused by her Harlequin. We laughed about death, old age, habits, insanity: all things not quite easy to dismiss after a night at a theatre. Harlequin stuck with us. Off the stage, Cristina is irreverent, ironical and inquisitive, just like her character. Her profound love and reverence for her craft as an actress (and writer) - and for the acting craft in itself, with its centuries-long history – has left us extremely impressed. And with the ever-flowing stream of ideas and anecdotes Cristina has to tell, we kind of wished this interview would never end.

Woodpecker Wooliams

The Woodpecker Wooliams are in fact a singer-songwriter, Gemma Williams. She’s just gotten back from a tour, saying to be dazzled and also gotten a post-tour cold. Over the last two years Woodpecker Wooliams has tours in Germany, Denmark, Switzerland, The Baltics, Russia and Italy, and she has played at Positivus festival (Latvia), The Big Chill, the Alternative Escape at the Willkommen Foxtrot and the first Fano Free Folk Festival (Denmark). Sometimes ‘interesting connections’ (as she said) happen... This is one of those times. Gemma is that kind of special and rare person which is delightful to meet even virtually. She lives in Brighton, she’s a keeper of bees, all round naturophile and appears to be also a lover of Russian Dolls. After a serious illness she sought out the countryside calm of Devon, moving in a cottage in Totnes, where she waitressed in a teashop. Totnes is a very peculiar town, affiliate to the Transition Town network, being among the towns which created it. A bunch of communities that are working to build resilience in response to climate destruction and economic instability, founding their existence upon the principles of permaculture. Her songs are unusual as her life and voice, an ethereal and maybe a little eerie voice. She’s created something halfway between folky sound and psychfolk, sometime noise music, blending traditional sweet harp sound with electronic, droney sound. An alluring, dramatic combination. She was also initiated onto a shamanic path, which is really remarkable, after completing a thorough practitioner's training over several years, including an overnight earth burial!! Truly an amazing side of her life. Indeed, her new album reveal a very shamanic point of view. ‘The Bird School Of Being Human’, released on Robot Elephant Records, is about birds that have stories to tell. “Rather than anthropomorphising animal characters,” Gemma says, “these songs are kind of how it might be like if people were aviomorphised, or if the birds were in human bodies. Bird's eye views... So they're the bird's songs really.” The songs are always compelling, going from desperation to spiritual elevation, throughout oversensitive frenzy, violence and self exploration. And, more the one song gave me the feeling of becoming physically a bird, truly. A single from the album, ‘Sparrow’, my favorite actually, has been released on 3rd September, and a beautiful video has been shot for her song Hummingbird by Paola Suhonen.

Masque Teatro

In una società in cui la cultura, e il teatro insieme a essa, va consumata e anche velocemente, l’esperienza teatrale di Masque è una forma di resistenza che non ha eguali nel panorama italiano. Da quasi vent’anni Masque organizza un festival, "Crisalide", che ha ben poco di festival quanto di esercizio e di creazione. Un’occasione in cui teatro e filosofia dialoghino non separatamente, ognuna dal proprio altare, ma mescolandosi indissolubilmente: filosofia come gesto e gesto come fonte di pensiero. Un’occasione sempre più difficile dal punto di vista pratico visto che, dall’anno scorso, ha dovuto subire la riduzione del 75% sui finanziamenti della provincia. Eppure, nonostante tutto, un’esperienza che non perde la sua identità, il suo radicamento nello stato attuale delle cose, nella scottante urgenza di alcuni interrogativi.
Nessuna scelta è, nel cammino di Masque, scontata. E questo fa di Lorenzo Bazzocchi ed Eleonora Sedioli degli artisti imprevedibili, perché imprevedibili sono le strade che conducono lo studioso nel cuore della propria ricerca. Ogni volta che ci avviciniamo a Masque, virtualmente o fisicamente, sentiamo di entrare in una dimensione altra dove le parole, un cibo ingerito, uno sguardo, qualsiasi minuscolo evento, hanno un peso considerevole nell’equilibrio delle cose e contribuiscono, ognuno a suo modo, a rendere sempre viva e costante una tensione che individuiamo come linfa del loro lavoro e come stimolo per il nostro ruolo di spettatori, affinché anche il nostro cammino sia imprevedibile e mai scontato. Abbiamo posto delle domande a Lorenzo su Masque, sul teatro, sul "Crisalide", sull’Emilia Romagna, sulla scienza e sulla conoscenza. Quello che abbiamo ricevuto come risposta è stato questo testo che in parte offre uno spiraglio a quelle domande, in parte mostra la loro impossibilità e in parte le ignora. Ma sappiamo che, allo stesso modo in cui Lorenzo ci parla qui a proposito dell’inconcepibilità dello spettacolo considerato come “confezione di un ragionamento, chiusura di un progetto”, è plausibile che una serie di domande rimanga aperta, affacciata sul vuoto, ché le risposte potrebbero dare l’idea di una forma che la realtà informe delle cose non possiede.

Cuore di pietra - A Public Art project for Pianoro - Interview with Mili Romano

Our focus on Cuore di Pietra falls in line with a strong interest we have in those italian projects born locally and representing the most diverse aspects of their territory in a site specific approach. The work of Mili Romano, artist and curator, represents a fine example of a long-term project carried out together - from 2005 until present time - by artists, architects and experts in various disciplines on a specific area - the municipality of Pianoro, in the Bologna area - as a response to the urban developement plan that would have changed forever the little town's aspect.

Laurent Ambre

Sous le pseudonyme Ambre, Laurent Sautet a crée sa propre revue Hard Luck en 1991 et la maison d’édition Terre Noire en 1997. Son premier ouvrage de bande dessinée paraît en 1996 et il publie de nombreux récits dans les revues Le cheval sans tête, Jade... Il adapte Une trop bruyante solitude de Bohumil Hrabal en 2003 avec Lionel Tran et le Faust de Goethe en 2006 avec David Vandermeulen. Pour le projet La Passion des Anabaptistes, il décide d’étudier la gravure allemande de la Renaissance et radicalise son approche de la bande dessinée.

Oscar Cárdenas

Santiago de Chile. Una chica de 25 años busca trabajo como secretaria. La cámara la sigue por los pasillos de las empresas, adentro de los cuartos en donde encuentra a los entrevistadores, en la calle mientras se dirige a las oficinas. Esperas interminables y pocas charlas con las chicas que postulan al mismo puesto. No es un documental sino una película de ficción, Rabia, mucho más adherente a la realidad que muchos así llamados documentales. A través de largos primeros planos, la cámara busca en la cara de Camila Sepúlveda (la excelente Carola Carrasco) cada pequeña expresión y, aunque ella quede aparentemente tranquila, seguimos su rabia, su desesperación que crecen en su mirada siempre más triste. Lleva un año buscando trabajo y cada entrevista es más denigrante que las otras. El director de esta película simple y potente a la vez se llama Oscar Cárdenas, es chileno y es un partidario del cine de bajos presupuestos. Rabia, de hecho, fue rodada en sólo 3 días en los que fueron respetados los horarios de oficina, de 8:00am a 6:00pm, y costó unos 1000 euros. Las actrices (los actores masculinos sólo son dos) llegaban la mañana con la ropa de escena ya puesta, es decir entraban en el rol de sus personajes desde cuando salían de sus propias casa y cogían el metro para llegar a rodar. Nos sorprendió como con medios así de pocos Cárdenas logró hablarnos con elegancia y equilibrio de una historia tan común. Y se sabe que a menudo las historias más comunes son las más difíciles que contar. Es impactante la forma en que Cárdenas y su bella atriz nos cuentan a través de muchos silencios lo incómodo que las jovenes generaciones se sienten en buscar su lugar en el mundo y la dificultad de conocer sus propios deseos de verdad. Así que cuando uno de los entrevistadores (de los cuales sólo se escuchan las voces) pregunta a Camila qué le habría gustado hacer en su vida si no hubiera decidido ser secretaria, ella responde con asombrosa naturaleza: “bucear”.

Vincent Dieutre

Nous avons vu Jaurès, le dernier film de Vincent Dieutre, cinéaste français, auteur de documentaires poétiques qui mélangent savamment autobiographie et actualité. Par une fenêtre qui donne sur le Canal Saint-Martin, à Paris, Vincent observe le monde en dehors de l’appartement qu’il partage avec Simon (nom imaginaire). Les voix du cinéaste et de l’amant se mélangent à celle de Vincent qui, après quelque temps, montre à son amie Eva Truffaut les images tournées en lui racontant son histoire d’amour liée fortement à cet appartement et à la vue par la fenêtre. Dans cette vue il y a trois niveaux : au niveau supérieur, le métro (Jaurès est le nom de la station du métro près du pont La Fayette), au niveau médian, la rue avec les voitures et les passants et, au niveau inférieur, la vie fourmillante sous le pont La Fayette, où des dizaines de refugiés afghans habitent dans des tentes. Trois niveaux qui se fondent dans une expérience unique qui n’exclut pas la vie quotidienne dans l’appartement, la vie quotidienne d’un couple destiné à se dissoudre. Un film documentaire léger et délicat donné par un regard plein d’amour envers la beauté du monde, fait de fragilité et de puissance, dans le même temps. Une idée très claire et très personnelle sur la signification et la valeur du genre documentaire.

Makkox

Conversazione con Marco Dambrosio alias Makkox, considerato il padre della strip a scroll verticale e premiato a Milano Cartoomics 2008 per il miglior fumetto in Internet. Autore di punta del mensile ANIMAIs, ha collaborato con Liberazione, Mamma! e l’Internazionale, per cui ha illustrato il reportage L’uomo che ha fottuto un intero Paese.

Open Systems - a non profit art project based in Vienna

The following interview is the result and synthesis of an exchange – started in 2009 – between Succoacido and Gulsen Bal, curator and contemporary art theorist and also founder of the non-profit Open Space in Vienna. The Open Space project was created with the intention of establishing a landmark for research and experimentation of cooperation strategies among artistic practices, and to promote international exchanges implementing a critical approach towards cultural and territorial identity issues through a constant dialectic between geographies imagined and experienced. From the very first interview to the present the viennese project has expanded into an open platform for debate and discussion between different artistic approaches and points of view. Open Systems is configured as a new operational structure agglomerating knowledges and competences in a pluralistic perspective. We wanted to delve into the most prominent aspects of such research, so we sat down and caught up with Gulsen Bal about the most recent productions and events in the pipeline.

 

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